Ginevra Di Marco – personalità autentica e voce duttile tra le più belle del nostro Paese – continua la navigazione attraverso i mari mossi della musica popolare italiana e del mondo, alla ri-scoperta di rive espressive vicine e lontane, a volte lontanissime. In occasione dell’uscita del nuovo lavoro Donna Ginevra – ideale prosecuzione di “Stazioni Lunari” e probabile punto di partenza verso avventure attinenti – le abbiamo rivolto alcune domande tese a far luce sul perché di una scelta interpretativa che non si è mai comodamente appoggiata sull’importante passato (CSI, PGR) e che ha sempre più il sapore di via impervia, anziché di scorciatoia verso i larghi consensi.
Tracce Sensibili Relazioni Improvvise - 26 ottobre / 1 dicembre 2018
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Con il suggestivo titolo di “Tracce Sensibili Relazioni Improvvise”, una
dichiarata devozione all’improvvisazione come scuola di vita, ed una doppia
dedi...
7 anni fa
Gli Elettronoir sono una giovane band romana che trova il proprio equilibrio stilistico unendo la passione per il cinema d’autore, le atmosfere misteriose e un’elettronica capace di rendere il tutto attuale e piacevolmente intrigante. Il loro nuovo lavoro Non un passo indietro – seconda parte di una trilogia iniziata con il disco d’esordio “Dal fronte dei colpevoli” – ha segnato un deciso avanzamento del loro progetto musicale. A tal proposito abbiamo rivolto alcune domande a Marco Pantosti (voce e pianoforte) e Matteo Cavucci (basso), che ci hanno dato delle risposte in linea con la loro filosofia creativa tra esistenzialismo e sfrontatezza.
“Dark Side of the Moon” è l’album jazz dei Pink Floyd. Considerazione almeno azzardata, che non trova conforto nelle sonorità proposte - se intendiamo il jazz come suono di sax, tromba, trio con pianoforte ecc… - ma nella genesi, nella mescolanza, nella sperimentazione, nei meccanismi di un disco che ancora oggi regge il confronto con l’età e mostra, proprio a essere pignoli, pochissimi cedimenti.
Diciamolo subito, l’esordio discografico dell’Orchestra In-Stabile Dis/Accordo – ensamble variabile di quindici elementi – non è un disco di facile ascolto, anche se i più curiosi troveranno in questi 50 minuti diversi motivi d’interesse.
Dai Quintorigo, dopo il bel successo di critica e pubblico riscosso dal loro “Play Mingus”, non ci aspettavamo un tour con due tipologie di spettacolo: da una parte, ovviamente, i concerti dedicati al repertorio del monumentale jazzista con la vocalist titolare Luisa Cottifogli, dall’altra un set incentrato sulla riscoperta dei primi lavori in studio, quelli dell’iniziale penombra e della conseguente ascesa, con l’inserimento del cantante Luca Sapio. E quando si tocca nel capitolo “voce” nella storia dei Quintorigo, i pensieri corrono dritti a quella camaleontica e graffiante di John De Leo, primo e mai del tutto dimenticato segno distintivo della band, figura dalla quale non si può prescindere in termini di paragone, relazioni e filosofia interpretativa.
Gli Orange – combo che vede Enrico Buttafuoco alla batteria e Francesco Maria Mandelli, sì il vj di MTV, alla chitarra e voce – danno alle stampe una bella prova d’esordio capace di regalarci una mezz’ora niente male. “Certosa” racconta in dieci brevi episodi una Milano inconsueta, o per meglio dire vista dall’ottica particolare dei due ragazzi che ci descrivono – in un intreccio azzeccato di italiano e inglese – situazioni di cantine, sale prove e feste casalinghe.
Nell’era musicale di internet può succedere che con delle buone idee, un moniker intrigante, e qualche combinazione astrale favorevole, si arrivi in un attimo sulla cresta dell’onda. Più spesso capita di rimanere nel dimenticatoio a lungo, anche se le qualità ci sono, come per Caso, al secolo Andrea Casali.
È cosa nota che tra Correggio e Zocca hanno trovato i natali alcuni tra i rocker più blasonati della Penisola, ma che ci fossero dei pinguini dediti alla trinità chitarra-basso-batteria (e qualche tastiera), ci giunge nuova. Arriviamo sulla notizia in leggero ritardo, dato che i Gazebo Penguins hanno già pubblicato un ep di otto tracce (“Penguinvasion”), ma giusto in tempo per ascoltare la loro prima fatica sulla lunga distanza targata Suiteside records.
Ginevra Di Marco è una di quelle donne – ostinate, caparbie, consapevoli – che sanno unire intelligenza e bellezza, concretezza e spirito. Quella di Ginevra è, soprattutto, una voce che dopo averla ascoltata inizi a capire il significato del verbo cantare. E Donna Ginevra, quinto passo di un cammino solista che si sta arricchendo sempre più di esperienze e colori, arriva a suffragare queste affermazioni. Un disco che mostra un’artista in forma splendida, capace di riprendere il discorso dal punto preciso dove l’aveva lasciato tre anni fa con “Stazioni Lunari prende terra a Puerto Libre”, ampliandone i contenuti senza ripetersi. Anche stavolta un viaggio senza frontiere, né di stili, né di costumi.
Se cercate le emozioni forti, l'adrenalina pura, il brivido lungo la schiena, tenetevi a distanza regolamentare dal debutto dei Sam Kills Two. Se invece amate i pomeriggi in compagnia di un buon tè, magari con qualche pasticcino a supporto, il disco omonimo della band capitanata dal songwriter Fred Bjorkvall e il chitarrista Geoff Gamien potrà sicuramente fare al caso vostro.
Spesso il dvd allegato al disco è un semplice accessorio a corredo. Non è il caso di "Nel bere nel mare", bel filmato che accompagna l'album "Fotosensibile" di Claudio Sanfilippo, che contiene una frase del cantautore che non può lasciare indifferenti: «Scrivere canzoni è una maniera interessante di non subire il Mondo, è un modo per trovare un punto dove ci si può salvare».