La riuscita alchimia musicale degli Elisir nasce dall’incontro di due personalità diverse, ma complementari, come quelle di Paolo Sportelli e di Paola Donzella: il classicismo del primo, direttore artistico del progetto, che si fonde con le visioni e le passioni (su tutte, quella per l’arte francese d’inizio novecento) della seconda, vocalist e segno distintivo della band.leggi la recensione su l'isola che non c'era http://www.lisolachenoncera.it/recensioni/?id=512
Alessandro Bellati arriva alla pubblicazione del suo primo lavoro sulla lunga distanza dopo essersi fatto le ossa con alcune importanti collaborazioni, come quella alla corte di Tullio De Piscopo. Il cantautore piemontese riversa in questo Parole d’amore, che esce per la sempre attenta Odd Times Records, la propria visione del pop-cantautorale italiano, cercando – e in parte riuscendo – a non calpestare i sentieri già battuti, nel corso dei decenni, da tutti coloro che hanno preso come tema portante gli effetti collaterali delle frecce scoccate da cupido.

Giorgio Canali esiste, eccome. Continua il suo cammino rimanendo nell’ombra, senza che i più se ne accorgano. Ma di questo il nostro non se ne cura, anzi, sembra proprio l’oscurità e il suo personalissimo modo di “non essere”, la condizione ideale, il terreno fertile dove coltivare un cantautorato che nel corso degli anni si è decisamente ispessito, arricchito, fatto grande.Nostra Signora della Dinamite – quinto disco del suo percorso solista e quarto coi Rossofuoco – risente positivamente del forte vento di creatività che soffia gelido sul suo punto d’osservazione. Un ridosso conquistato in anni d’esperienze, sterzate, rischi e incazzature.
La rassegna “Generazione X”, giunta alla quarta edizione, ha come obiettivo quello di proporre i migliori talenti del panorama italiano emergente. E difficilmente sbaglia mira. Scommessa vinta anche con i romani Marcosbanda – gruppo di cinque elementi che può già essere considerato più di una promessa (ne loro palmares anche una vittoria al nostro concorso L’Artista che non c’era) – che hanno dato vita a un set coloratissimo, epidemico, pieno di gioia creativa. A tenerli a battesimo sul palco del Teatro Studio dell’Auditorium una madrina d’eccezione: Cristina Donà.


Gli Elettronoir sono una giovane band romana che trova il proprio equilibrio stilistico unendo la passione per il cinema d’autore, le atmosfere misteriose e un’elettronica capace di rendere il tutto attuale e piacevolmente intrigante. Il loro nuovo lavoro Non un passo indietro – seconda parte di una trilogia iniziata con il disco d’esordio “Dal fronte dei colpevoli” – ha segnato un deciso avanzamento del loro progetto musicale. A tal proposito abbiamo rivolto alcune domande a Marco Pantosti (voce e pianoforte) e Matteo Cavucci (basso), che ci hanno dato delle risposte in linea con la loro filosofia creativa tra esistenzialismo e sfrontatezza.
“Dark Side of the Moon” è l’album jazz dei Pink Floyd. Considerazione almeno azzardata, che non trova conforto nelle sonorità proposte - se intendiamo il jazz come suono di sax, tromba, trio con pianoforte ecc… - ma nella genesi, nella mescolanza, nella sperimentazione, nei meccanismi di un disco che ancora oggi regge il confronto con l’età e mostra, proprio a essere pignoli, pochissimi cedimenti.
Diciamolo subito, l’esordio discografico dell’Orchestra In-Stabile Dis/Accordo – ensamble variabile di quindici elementi – non è un disco di facile ascolto, anche se i più curiosi troveranno in questi 50 minuti diversi motivi d’interesse.
Dai Quintorigo, dopo il bel successo di critica e pubblico riscosso dal loro “Play Mingus”, non ci aspettavamo un tour con due tipologie di spettacolo: da una parte, ovviamente, i concerti dedicati al repertorio del monumentale jazzista con la vocalist titolare Luisa Cottifogli, dall’altra un set incentrato sulla riscoperta dei primi lavori in studio, quelli dell’iniziale penombra e della conseguente ascesa, con l’inserimento del cantante Luca Sapio. E quando si tocca nel capitolo “voce” nella storia dei Quintorigo, i pensieri corrono dritti a quella camaleontica e graffiante di John De Leo, primo e mai del tutto dimenticato segno distintivo della band, figura dalla quale non si può prescindere in termini di paragone, relazioni e filosofia interpretativa.
Gli Orange – combo che vede Enrico Buttafuoco alla batteria e Francesco Maria Mandelli, sì il vj di MTV, alla chitarra e voce – danno alle stampe una bella prova d’esordio capace di regalarci una mezz’ora niente male. “Certosa” racconta in dieci brevi episodi una Milano inconsueta, o per meglio dire vista dall’ottica particolare dei due ragazzi che ci descrivono – in un intreccio azzeccato di italiano e inglese – situazioni di cantine, sale prove e feste casalinghe.
Nell’era musicale di internet può succedere che con delle buone idee, un moniker intrigante, e qualche combinazione astrale favorevole, si arrivi in un attimo sulla cresta dell’onda. Più spesso capita di rimanere nel dimenticatoio a lungo, anche se le qualità ci sono, come per Caso, al secolo Andrea Casali.
È cosa nota che tra Correggio e Zocca hanno trovato i natali alcuni tra i rocker più blasonati della Penisola, ma che ci fossero dei pinguini dediti alla trinità chitarra-basso-batteria (e qualche tastiera), ci giunge nuova. Arriviamo sulla notizia in leggero ritardo, dato che i Gazebo Penguins hanno già pubblicato un ep di otto tracce (“Penguinvasion”), ma giusto in tempo per ascoltare la loro prima fatica sulla lunga distanza targata Suiteside records.
Ginevra Di Marco è una di quelle donne – ostinate, caparbie, consapevoli – che sanno unire intelligenza e bellezza, concretezza e spirito. Quella di Ginevra è, soprattutto, una voce che dopo averla ascoltata inizi a capire il significato del verbo cantare. E Donna Ginevra, quinto passo di un cammino solista che si sta arricchendo sempre più di esperienze e colori, arriva a suffragare queste affermazioni. Un disco che mostra un’artista in forma splendida, capace di riprendere il discorso dal punto preciso dove l’aveva lasciato tre anni fa con “Stazioni Lunari prende terra a Puerto Libre”, ampliandone i contenuti senza ripetersi. Anche stavolta un viaggio senza frontiere, né di stili, né di costumi.
Se cercate le emozioni forti, l'adrenalina pura, il brivido lungo la schiena, tenetevi a distanza regolamentare dal debutto dei Sam Kills Two. Se invece amate i pomeriggi in compagnia di un buon tè, magari con qualche pasticcino a supporto, il disco omonimo della band capitanata dal songwriter Fred Bjorkvall e il chitarrista Geoff Gamien potrà sicuramente fare al caso vostro.
Spesso il dvd allegato al disco è un semplice accessorio a corredo. Non è il caso di "Nel bere nel mare", bel filmato che accompagna l'album "Fotosensibile" di Claudio Sanfilippo, che contiene una frase del cantautore che non può lasciare indifferenti: «Scrivere canzoni è una maniera interessante di non subire il Mondo, è un modo per trovare un punto dove ci si può salvare».