venerdì 10 luglio 2009

Urto - Upside Down

“Upside Down” è il punto esclamativo nella storia degli Urto. La band è attiva da inizio Millennio e dopo cambi di formazione, assestamenti, esperienze importanti e deliri di vario genere, pubblica questo primo full-lenght per la label Punishment 18.

Fabryka - Istantanea

È di sicuro impatto mediatico la formula pop messa a reagire dai promettenti Fabryka. Un andamento generale che richiama scenari primaverili, spensierati, fatti di elettronica leggera, archi sullo sfondo, linee di piano a contrappuntare una voce fresca e brillante.
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giovedì 2 luglio 2009

Wasabi: Wasabi

Ogni qual volta si mette nel lettore un CD di un trio piano-batteria-contrabbasso, c'è sempre l'eventualità di andare incontro a un ascolto standardizzato, prevedibile. Ma difficilmente la Picanto Records di Sergio Gimigliano si lascia catturare da progetti canonici, dalle trepidazioni schematizzate, e Wasabi ne è ulteriore prova.

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Intervista a Lorenzo Feliciati:

Come e perchè è nato il progetto Wasabi?
Avevo il desiderio di costruire qualcosa insieme a Emanuele Smimmo e Alessandro Gwis. Abbiamo suonato insieme tantissime volte e ho subito pensato a loro quando l'idea di un trio di musica acustica, ma d’impatto, ha cominciato a girarmi in testa.

Qual è la relazione tra il wasabi e la musica che proponete?
Il wasabi è una salsa solida di grande "impatto" sul palato, che rende molto speziato e saporitissimo il pesce crudo tipico del sushi. Mi sembrava un parallelo interessante e spero che l’ascoltatore della nostra musica senta l'impatto dei Wasabi.

Sei l'autore della maggior parte dei brani, ma nell'insieme "Wasabi" non sembra un disco pensato prevalentemente da un bassista, si respira più aria di lavoro comune. È un'impressione esatta? Come si è svolto il processo compositivo?
Uno dei punti fermi del progetto, condiviso anche dagli altri compagni di avventura, è stato quello di cercare di aggirare anche nella scrittura del nostro repertorio quelli che sono gli stilemi del "piano trio" classico, con brani costruiti secondo gerarchie e ruoli ben codificati. Ho quindi cercato insieme a Emanuele e Alessandro di costruire brani che lavorassero su coordinate un po’ diverse dal solito. Sono un musicista di estrazione rock e progressive, è stato naturale per me pensare a riff e a costruzioni più "a strati" piuttosto che alla verticalità dove uno strumento suona il tema (di solito il piano) e gli altri due accompagnano.

"The Talking Asshole", oltre a essere un titolo curioso, ci è sembrato uno dei momenti meglio riusciti. Ci parli della realizzazione di questo brano?
È un brano di Alessandro composto prima che nascesse Wasabi, ce lo ha sottoposto e ha subìto (il brano, non Alessandro...) il trattamento Wasabi. Ne è rimasto soddisfatto (Alessandro, non il brano) e credo che sia uno dei punti più alti del CD e che al suo interno racchiuda tutti gli elementi che contraddistinguono il nostro lavoro.

Cosa rappresenta la mano aperta mostrata in copertina, e anche nel retro?
Soprattutto è una maniera per catturare l'attenzione di chi guarda la copertina del CD e un modo per "agguantare" la loro attenzione. E poi dopo un’ora di scatti non si riesce a stare fermi con le mani.

Il trio è una formazione che ha molti riferimenti al passato. In che modo riuscite a renderla attuale e come pensate di poterla sviluppare nel prossimo futuro?Cerchiamo di non percorrere la prima idea che ci viene quando si trovano gli ostacoli che inevitabilmente caratterizzano il lavoro su un brano. Cerchiamo di muoverci in maniera diretta e senza cercare "vaghezze" armoniche o ritmiche che aggirerebbero il problema senza risolverlo. Abbiamo sempre ascoltato con molta attenzione la tradizione e il lavoro dei maestri, anzi dei Maestri con la M maiuscola. Credo che questa sia la chiave per andare avanti cercando di essere sempre convinti e convincenti.

Vassilis Tsabropoulos: The Promise

Chissà se Vassilis Tsabropoulos ha paura del vuoto. La risposta potrebbe essere negativa, dal momento che The Promise, il disco in piano solo registrato al Megaron Concert Hall di Atene con la produzione di Manfred Eicher, lascia emergere molte situazioni dai suoni diradati, distanti, piene di spazi lasciati liberi, sospesi.
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sabato 27 giugno 2009

Massimo Barbiero: intervista

Nell'ambiente jazzistico si parla molto poco di Massimo Barbiero, malgrado la sua attività di percussionista e compositore abbia dato vita, in oltre venti anni di carriera, a due tra i progetti più intriganti e trasversali della Penisola, come Odwalla e Enten Eller, e una nutrita serie di collaborazioni e iniziative di vario genere.

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Magic Malik Orchestra: Saoule

Quello prodotto dalla Magic Malik Orchestra è un jazz liquido, capace di lasciarsi plasmare dalle influenze e dalle derivazioni di vario genere, ma all'occorrenza anche di rimanere formalmente fedele a una propria coerenza, a una tradizione certa.

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Miles Okazaki: Generations

Squadra che vince non si cambia, o quasi. Miles Okazaki - chitarrista americano, classe '74, proveniente da una famiglia dedita alle arti visive - dopo il convincente debutto da leader intitolato Mirror dà alle stampe Generations, registrato in un'unica take e ideale prosecuzione del suo discorso compositivo che unisce tecnica, fantasia e intraprendenza.
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martedì 16 giugno 2009

Robotnik: Brodo

Lo sviluppo formale della musica dei Robotnik ruota intorno al concetto e alla messa in pratica del processo creativo da loro denominato “Musica a consiglio”, ovvero l’improvvisazione su tracce audio (con elementi metrici e armonici) che solo i musicisti possono sentire attraverso l’utilizzo delle cuffie. Una specie di filo di Arianna invisibile a chi ascolta, ma che fornisce agli interpreti un punto di partenza comune dal quale far scaturire derivazioni stilistiche e tangenti avanguardistiche.

Il risultato è in parte riassunto nelle tracce di “Brodo”, l’album dove il quartetto – insieme a una nutrita schiera di ospiti chiamati a interagire – attua l’idea si “suggested music” e dà vita a un’ora di musica interessante. I Robotnik non sempre centrano appieno la stimolazione sensoriale di chi è chiamato a catturare le vibrazioni emanate da “Brodo”, ma certamente offrono spunto per alcune riflessioni positive.

In tal senso non si possono ignorare le riuscite riletture – intelligenti e lontane dalle movenze originali – di “Turn on the World Around” e di “Space Oddity”, e neanche i temi sviluppati con perizia, sia sotto il profilo formale che espressivo, di “Tragedia in viola” e della cangiante “Le fouton rouge”, ma non tutto torna nello scacchiere di questo lavoro.

E ci riferiamo proprio alle musiche nate dai suggerimenti a noi celati, ovvero le varie “Tosso”, “Forse” e “Virilità” che non marcano la nostra anima, anzi, lasciano pensare che la “suggested music” risulti certamente intrigante per chi la esegue, ma meno entusiasmante per chi l’ascolta.

lunedì 15 giugno 2009

Niccolò Fabi: Solo un uomo

Niccolò Fabi torna sul luogo del delitto. Pubblica un album di canzoni a tre anni di distanza dal precedente “Novo Mesto”, e soprattutto dopo “Violenza 124”, il fuori pista creativo piacevolmente affrontato con i panni del produttore. Solo un uomo non è un lavoro qualsiasi, perché ci restituisce un cantautore temprato, sereno, pieno di voglia d’esprimersi. E questo si riflette su dieci brani pensati con calma, in solitudine, e magnificamente intriganti. La scena del crimine è piena d’indizi che portano a delle certezze che per Fabi, solo poco tempo fa, potevano rappresentare degli ostacoli, ma che oggi sono le sue armi migliori per arrivare a stupire, a farci riflettere e assaporare la bellezza di una semplice melodia, senza paura di mettersi a nudo. leggi la recensione su l'isola http://www.lisolachenoncera.it/recensioni/?id=613

Andrea Mirò: La fenice

“Niente di nuovo sul fronte occidentale”. Viene spontaneo citare il titolo del romanzo di Erich Maria Remarque per centrare l’andazzo stilistico nel nuovo lavoro in studio di Andrea Mirò.
“La Fenice”, diciamolo subito a scanso di equivoci, è indubbiamente un buon disco, curato negli arrangiamenti, nella scaletta, nelle scelte in generale, ma la lista dei “contro” è altrettanto robusta. La Mirò non si discosta dalle sue maniere abituali, non cerca l’affondo decisivo, il rischio che in qualche modo le farebbe oltrepassare gli stilemi che ce l’hanno fatta apprezzare da sempre, cosicché l’intero album sa di già sentito, di consueto. E si sa, la monotonia è la nemica numero uno di qualsiasi rapporto, anche quello tra artista e ascoltatore. leggi la recensione su rockaction.it http://www.rockaction.it/e107_plugins/content/content.php?content.835

Serpenti: Sottoterra

Bastano 30 secondi per rimanere colpiti da “Libellula”, prima delle dieci tracce che danno vita a “Sottoterra”, l’album d’esordio dei Serpenti. Mezzo minuto dove il duo electro-pop (composto dal multistrumentista Luca Serpenti e dalla vocalist Gianclaudia “Clou” Franchini, entrambi ex Ultraviolet) cala subito gli assi a disposizione: chitarra orecchiabile; base dance dal gusto retrò anni ’80, ottima per un dancefloor alla moda; voce fresca e sensuale quanto basta. leggi la recensione su rockaction.it http://www.rockaction.it/e107_plugins/content/content.php?content.834

mercoledì 10 giugno 2009

Mamamicarburo - Barcelona

Quello prodotto dai Mamamicarburo è un rock generoso. Nel senso che i quattro ragazzi di Correggio non si risparmiano, né sotto il profilo prettamente esecutivo né d’espressione. Il loro nuovo lavoro in studio “Barçelona” porta nel proprio dna i tratti distintivi di una band rodata sotto ogni aspetto (sono in pista dai primi anni Novanta), quindi pronta a dare alla luce un mezzora tirata a lucido, fatta di rock sanguigno dal ritmo incessante e dalle movenze decise.

sabato 6 giugno 2009

Marina Rei: Musa

Musa somiglia a un fiore, in particolare a una rosa rossa. Perché le canzoni che contiene emanano passione e suscitano vibrazioni. Una rosa sorretta da uno stelo lungo, come il percorso che ha portato Marina Rei da giovane promessa del pop italiano più solare ad artista di livello, e piena di spine, dal momento che i temi trattati sono concreti, quindi spesso scomodi e pungenti.
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Rita Marcotulli: live @ Auditorium Parco della Musica 07/04/2009

«Prima di arrivare al jazz sono cresciuta sentendo i gruppi rock e pop come i Pink Floyd. “The Dark Side of the Moon”, peraltro, mi ricorda proprio un periodo particolare della mia vita, certe emozioni, i primi fidanzamenti…» (Jazzit Magazine, maggio 2006). Nasce dunque da molto lontano l’amore di Rita Marcotulli per la band inglese; una passione che l’ha portata a realizzare “Us and Them”, un progetto interamente legato alla sfera floydiana che avevamo già apprezzato su disco nel 2008 (Jazz Italiano Live - L’Espresso) e quindi dal vivo in questo appuntamento al Parco della Musica di Roma.
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Verona Prog Fest 2009: Intervista a Marco Pessina

Veloce scambio di mail con Marco Pessina, il direttore artistico del Verona Prog Fest, manifestazione dedicata alla musica progressive, italiana e internazionale, che quest’anno (dal 3 al 7 giugno al Centro Tennis del Club “Il Giardino” di Lugagnano di Sona, Verona) celebra la sua quarta edizione. Una buona opportunità per fare il punto della situazione con un personaggio competente ed appassionato.

Da dove nasce il tuo amore per il progressive?
È nato come evoluzione. Sono partito con i maggiori gruppi hard rock, cercavo altre emozioni e sono rimasto folgorato dalle composizioni articolate della musica che evolve ascoltando i Genesis, gli Yes, Emerson, Lake and Palmer e via via tutti gli altri.
Cos’è che ti ha spinto ad organizzare un evento dedicato a questo genere e quali sono le maggiori difficoltà che si incontrano?
Innanzi tutto ho trovato terreno fertile nei precedenti Prog Festival Verona e la nostra è una collaborazione, che altro non è che la conclusione della stagione invernale del Club Il Giardino. Le difficoltà sono molteplici, in primo luogo la copertura finanziaria e diversi problemi tecnici che si incontrano man mano che ci si avvicina all’evento.

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venerdì 29 maggio 2009

Blake/e/e/e: Border radio

È decisamente un’impresa ardua incasellare lo stile e l’approccio che i Blake/e/e/e riversano nel loro debut album dal titolo Border Radio. La band, creata da Paolo Iocca e Marcella Riccardi (ambedue ex Franklin Delano) qui supportati dal drummer Davy Delafuente, presenta dieci tracce che oscillano velocemente tra derivazioni, profumi e colori contrastanti, non dando mai all’ascoltatore la chance di potersi fare un’idea certa di cosa stia uscendo dagli altoparlanti.
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Mimmo Locasciulli: Idra

Godimento assoluto. È quello che si prova dopo aver ascoltato – e inevitabilmente riascoltato, per via della magnifica prova cantautorale che porta in grembo – questo Idra, ennesimo capitolo della storia musicale di Mimmo Locasciulli. Disco che prende il nome dall’omonima poesia di Leonard Cohen, ma che è anche l’isola greca dove, negli anni sessanta, gli artisti cercavano un rifugio spirituale, oppure il mostro a nove teste sconfitto da Ercole. Insomma una multi-ispirazione che si riverbera anche negli undici brani che compongono un’ora di musica superlativa, per classe e sostanza, per intuito e compostezza, per irruenza e riflessione. Non tragga d’inganno l’iniziale Scuro, con le sue movenze funk decise e trascinanti, perché in seguito s’incontrano canzoni femminili e preziose come la title-track, piene di echi latin che scaldano il cuore (Senza un addio e Passato presente), oppure ammalianti e cariche del loro classicismo struggente come Benvenuta. leggi il resto su l'isola http://www.lisolachenoncera.it/recensioni/?id=583

mercoledì 27 maggio 2009

Remo Remotti: intervista

Remo Remotti – vestiario comodo e cappellino d’ordinanza in testa – mi accoglie puntuale sull’uscio della sua casa di Roma, dapprima deluso nel trovarsi di fronte un solo cronista anziché un’intera troupe televisiva, poi subito amichevole e amabilmente disponibile per l’intervista. Ci accomodiamo in una piccola cucina luminosa, dove sono in bella mostra stampe di Roy Lichtenstein, enciclopedie culinarie e tubicini di colore dimenticati. Mi farà vedere il resto dell’abitazione, magnificamente arredata con le sue opere (quadri e sculture, ma anche libri e cd), solo dopo una lunga chiacchierata, dove l’ultimo lavoro discografico Lo zodiaco di Remotti sarà solo il pretesto per una passeggiata attraverso una storia davvero particolare, la sua.
leggi l'intervista su l'isola che non c'era http://www.lisolachenoncera.it/interviste/?id=98

martedì 26 maggio 2009

Lorenzo Lambiase: La CeNa

Succede spesso ai giovani artisti di arrivare all’album d’esordio con la convinzione di essere giunti a un traguardo (che poi, in effetti, è solo una partenza) con il giusto bagaglio e con le credenziali in regola. Tutto ciò, visto con gli occhi di un osservatore neutrale, raramente coincide con la realtà dei fatti. Lorenzo Lambiase è un’eccezione che conferma la regola. Il ragazzo romano, classe ’81, con la “La CeNa” dà prova inconfutabile di stoffa cantautorale e buon gusto stilistico, sia per quel che riguarda le sue atmosfere timbriche composte, mature, che per l’utilizzo molto ben dosato di sonorità elettroniche e acustiche.
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giovedì 21 maggio 2009

Marlene Kuntz: live @ alpheus roma 15 05 2009

Dopo le atmosfere soffuse delle date teatrali, i Marlene Kuntz hanno riattaccato i jack agli amplificatori per affrontare il Club Tour 2009. Il concerto romano all’Alpheus ci ha mostrato una band decisa a ribadire le proprie attitudini elettriche e capace di mettere da parte filosofie e buone maniere che negli ultimi tempi avevano non allontanato, ma almeno insospettito, i fan più sanguigni. Cristiano Godano – pallido, senza barba, camicia bianca e energia da vendere – ha catalizzato su di sé l’attenzione del pubblico presente per tutta la durata della performance, grazie a una capacità fuori dal comune di interpretare, cantare e gridare i testi di quelle canzoni che nel corso del tempo hanno cementato la statura di una tra le band di maggior rilievo dello Stivale. Prima mezz’ora da rimanerci secchi: i Marlene suonano a volume altissimo, al limite della distorsione continua; infilano una dietro l’altra le varie “Festa mesta”, “Sonica”, “Nuotando nell’aria”. L’atmosfera è rovente, il club capitolino – pieno in ogni ordine di mattonella – trasuda entusiasmo e calore, qualcuno si allontana in favore di una minerale ghiacciata, mentre i più coriacei assistono a un concerto intensissimo. I brani tratti da “Uno” trovano poco spazio, fatta eccezione per una magnifica “111”; “Impressioni di settembre” sembra essere diventata una canzone indissociabile dal resto del repertorio; la nuova “Canzone in prigione” (title track del film di Davide Ferrario), eseguita a inizio bis, ha già trovato un posto stabile nei cuori dei fan. Non c’è mai stato un attimo di sosta, la band aveva voglia di vuotare il sacco e ha ripagato appieno le aspettative con un sacro e doveroso ritorno alle origini, con forza ed entusiasmo. Nel pomeriggio avevamo sorriso di fronte alla presentazione del concerto sulla stampa locale che annunciava l’arrivo in città dell’«hard-rock dei Marlene Kuntz», non è stato di certo hard-rock, anche se, riflettendo a notte fonda, possiamo ben dire che di fronte alle emozioni sonore e alle forti vibrazioni esecutive della band piemontese, c’è poco da scherzare.
live report pubblicato su rockaction.it